Spesa contadina

Ora che sappiamo orientarci verso scelte più sane ed ecologiche al supermercato, approfondiamo un capitolo importante: la «spesa contadina»! 🌽 🐓 🌱 😊 Lo facciamo con un’intervista ad Antonella Gallino, titolare di «ConsideroValore.it».

Chi è Antonella?
Mappatura su ConsideroValore
Filiera corta
Km 0
Fattori importanti
Suggerimenti preziosi
Tempo e costi
Punti di forza

Mercato contadino di Lodi

Chi è Antonella Gallino?

Sono un’ex milanese che, a 40 anni, ha deciso di trasferirsi in campagna. Avevo un forte bisogno di riconnettermi alla natura e di ritrovare un equilibrio che sentivo aver perso.

Così, mi sono stabilita sulle colline nei pressi di Piacenza, la mia città d’infanzia, passata insieme ai nonni, della quale ho sempre avuto bellissimi ricordi. Qui mi sono accorta, complice la passione per le camminate, che il territorio è costellato di piccoli produttori agricoli, molti orientati al biologico.

La maggior parte, però, non affiora in modo evidente, spesso nemmeno agli occhi dei residenti. Dunque, risulta difficile fare la spesa da loro. Eppure, producono e vendono di tutto: verdura, frutta, miele, latte, formaggi, carne, farine, vino… con qualità e genuinità imparagonabili rispetto ai supermercati.

Mi sono detta: c’è un gran lavoro da fare, di ricerca, setaccio e pazienza. Quei produttori vanno scovati e promossi, online, dentro un sistema chiaro, organizzato e facilmente consultabile. Così è nato ConsideroValore.it, il mio progetto di sensibilizzazione sul tema del cibo sano a filiera corta.

ConsideroValore è dedicato a chi vuole mangiare meglio a partire dalla spesa. È costituito principalmente da due risorse.

▪ Il blog, dove le persone trovano indicazioni e suggerimenti per mangiare in modo più sano ed equilibrato, al riparo da estremismi e dalle trappole del marketing alimentare.

▪ La mappa dei piccoli produttori agricoli, una rete a disposizione di chi è sensibile ai temi della salute alimentare e ambientale e vuole comprare direttamente presso chi produce.

ConsideroValore di Antonella Gallino

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Come funziona l’inserimento nella tua mappa?

Inserisco personalmente le aziende che apprezzo e conosco, ma da sola non arrivo ovunque. Perciò, accetto anche candidature spontanee, per passaparola o referenze dirette: chiunque può segnalarmi un’azienda. Poi, chiacchiero con i titolari, per capire se c’è sintonia con i criteri di selezione. Ci si sceglie per affinità reciproca.

Ho già inserito nella rete oltre 170 aziende, gratuitamente. Molte hanno un sito o una pagina Facebook, a cui rimando; mentre per quelle che non hanno nulla, il mio appiglio è vitale. Inoltre, ottimizzo le loro pagine per i motori di ricerca, aumentando la visibilità online.

Giocoforza, la mappa è più fitta nella mia zona, ma si sta espandendo, via via che sono conosciuta e tesso nuove relazioni. In Sicilia, per esempio, terra di grani e agrumi, ho già incluso una decina di realtà, che consegnano in tutta Italia.

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Di preciso, cosa significa «filiera corta»?

Filiera corta è la distanza tra produttore e consumatore, idealmente, la più breve ed efficiente possibile. Anche per motivi di risparmio energetico ed economico: se il trasporto e la distribuzione incidono troppo sul prezzo di un bene, esso fuoriesce dal mercato o strozza il produttore.

La filiera lunga ha tantissimi passaggi e l’anello più sfavorito è il primo, quello che crea il bene. Paradossalmente, ha ben poco potere negoziale, pur avendo i rischi più alti (meteorologici, per esempio). Le merci, i cibi che viaggiano da un capo all’altro del pianeta, sono energivori e deprezzano il valore di chi li coltiva, impoverendolo. A tale aberrazione abbiamo il diritto e il potere di ribellarci noi acquirenti per primi.

Quindi, filiera corta è l’acquisto senza intermediari o con un intermediario solo, magari necessario, ma ragionevole e che non pesi troppo.
Questo è il mio modo di vivere la spesa, meno artificiale e più naturale e sociale. Poi si può parlare di filiera corta anche in senso geografico, il km zero: è la condizione ideale.

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Quali sono i vantaggi del km zero? Che rapporto si instaura tra la filiera e la comunità (e territorio) in cui si genera?

Innanzitutto, si risparmiano tempo, carburante e stoccaggio, pesando meno sul pianeta. Si guadagna in freschezza e relazione: acquistando da un agricoltore vicino a noi, vediamo coi nostri occhi come lavora. Possiamo interrogarlo, dirgli cosa non ci soddisfa o, viceversa, premiarlo e apprezzarne il lavoro. Così impariamo e capiamo cose nuove e modifichiamo positivamente i nostri parametri di valutazione. Per esempio, scopriamo che la frutta non deve essere bella, ma sana e integra, senza cere o veleni; che la farina deve essere integrale di natura, non raffinata e poi arricchita di crusca.

In secondo luogo, si valorizza l’economia di prossimità o circolare, con ripercussioni molto benefiche sul territorio circostante. Esso riceve nuova linfa e stimolo, ricostituendo il proprio tessuto economico e sociale, oggi oltremodo impoverito.

Personalmente adotto la filiera corta anche dal punto di vista geografico, una scelta che mi risulta persino più comoda. Faccio la spesa meno volte (anche due al mese), perché ho imparato a organizzare bene il frigo e come stoccare gli alimenti. Faccio meno viaggi oggi, comprando da spacci agricoli, di quando andavo all’Esselunga!

Per chi ne vuole sapere di più, consiglio il post «Filiera corta o km 0: che differenza c’è?»

Anto Gallino • ConsideroValore (@gallinoa) data:

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Idealmente si parla di chilometro «zero», ma è difficile che sia sempre tutto locale (materie prime, manodopera, servizi…). Fino a che distanza la filiera rimane «corta»? Oltre ai chilometri, ci sono altri fattori da considerare?

Lo dico spesso: la spesa migliore è quella che privilegia il tessuto economico del proprio territorio, in base a criteri di trasparenza, artigianalità, salute personale e ambientale. Inoltre, non si fa mancare le eccellenze da altri territori. Diventa un «km zero relativo» o «km vero», dove la conoscenza diretta del produttore conta al pari della vicinanza. Ovviamente, vi deve essere un equilibrio: alcuni approvvigionamenti (olio, agrumi, frutta secca…) possono sostenere distanze maggiori rispetto ai prodotti freschi.

Paradossalmente, oggi mancano più le connessioni tra regioni italiane, che non tra Italia, Europa e mondo. Da dove vogliamo prendere i limoni, se non dal lago di Garda, Liguria, Gargano o Sicilia? Che senso ha preferire quelli del Cile o Sudafrica? Da dove devono arrivare le arance, se non dal Sud? Dunque, ponti aperti, ma che siano diretti e ragionati.

Un esempio: per acquistare arance siciliane direttamente dal produttore, basta mettersi insieme (un paio di famiglie, qualche amico; il minimo d’ordine è sui 15 kg). Così c’è una distanza, un vettore, ma è diretto. Nella grande distribuzione, la frutta vede più cella frigorifera e neon, che sole. Per un gioco di distributori e grossisti, un bancale di limoni siciliani può girare sul continente più volte, prima di essere venduto nella stessa Sicilia.

Su ConsideroValore si trovano diverse aziende che vendono i propri limoni e arance biologiche sul posto; alcune coltivano su terreni sottratti alle mafie.

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Quali suggerimenti daresti su come attuare un’efficace «spesa contadina» oppure semplicemente su come avvicinarsi ai produttori locali?

La spesa contadina, fortunatamente, è sempre più accessibile. Sia perché le aziende agricole si attrezzano per vendere al pubblico, sia perché noi acquirenti ci facciamo più furbi ed esigenti, in termini di freschezza, genuinità e salubrità del cibo. I reparti dei freschi nei supermercati, anche quelli «bio», non ci soddisfano, né per la qualità, né i prezzi.

Per prima cosa, suggerisco di tenere d‘occhio i «farmer market», i mercati contadini. Vengono organizzati da Coldiretti, Slow Food o altre reti/associazioni indipendenti. È il veicolo più immediato, un’occasione per incontrare più produttori contemporaneamente.

In secondo luogo, abbiamo aziende, cascine e spacci agricoli, che vendono al pubblico gli alimenti propri e, talvolta, anche quelli di partner con cui cooperano.

Poi, ci sono realtà intermedie, a filiera non diretta, ma comunque breve: botteghe che attingono ai produttori della zona; servizi di consegna di cassette di ortofrutta fresca a domicilio, svolti da «facilitatori», persone e micro aziende; gli «alveari» dell’Alveare che dice Sì (un sistema di acquisti collettivi online).

Internet e i motori di ricerca (Google…), utilizzando le parole chiave giuste, sono una buona miniera, insieme ai portali che censiscono i produttori (nazionali o locali), come il mio. Eventualmente si possono controllare gli elenchi di aziende sul sito Coldiretti, della regione, associazioni del biologico, fattorie didattiche e così via.

Per chi non li conosce, ci sono gruppi di acquisto di zona e sistemi come la PDO (piccola distribuzione organizzata), svolti da associazioni, distretti solidali o microimprese.

Il mio progetto risponde concretamente all’esigenza di trovare le aziende, tramite la mappa di ConsideroValore o il servizio di consulenza personalizzata (nel quale cerco io per te). Le realtà virtuose vanno scovate: è importante imparare a vedere i cartelli in giro, nei traversi di campagna, a chiedere, accorgersi, cercare online e offline.

Anto Gallino • ConsideroValore (@gallinoa) data:

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Parlando di prodotti naturali, biologici, artigianali, alcuni obiettano che costino di più e la spesa richieda più tempo. Cosa ne pensi, tu che la vivi dall’interno?

Richiede più tempo: è vero, ma cambia la resa del tempo. Al supermercato fai prima, ma entri in un labirinto dove hai poco potere e diventi un consumatore da spennare. Riempi il carrello compulsivamente, subisci le esche del marketing e assecondi automatismi.

Non dimentichiamoci che, oltre al tempo, ci sono altre variabili importanti. Nella spesa di relazione si capiscono tante cose, che nessuna etichetta a scaffale ti spiegherà mai (come dice Michael Pollan, diffidate di tutto ciò su cui c’è scritto «fa bene alla salute»).

Costa di più: non proprio. Suona più cara, perché il supermercato ci ha abituati a prezzi fortemente al ribasso. Ma non dovremmo soffermarci sulle cifre assolute, bensì sul potere di acquisto. Cioè: se 10 è il prezzo di un prodotto a filiera lunga, il suo valore reale è 2 o meno. Il rimanente 8 è marketing, pubblicità, distribuzione, costi sociali. Ecco cosa paghiamo davvero.

Sono tanti i costi occulti nei supermercati. Comprando direttamente dai produttori, paghi il prodotto, sostieni l’ambiente, la tua salute e un’economia sociale, che arricchisce le persone e non una multinazionale. Ecco, forse dovremmo essere meno disponibili a cascare nei tranelli del sottocosto e più disponibili a sostenere le piccole aziende virtuose che se lo meritano.

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Quindi, ConsideroValore è un efficace strumento a disposizione della collettività: da un lato gli agricoltori virtuosi, dall’altro i consumatori consapevoli che li cercano. Cosa lo rende particolarmente attrattivo?

Come anticipato, il primo punto di forza è la mappa dei produttori, che si popola e arricchisce di giorno in giorno. A seguire vi è il blog, un luogo di dialogo, discussione, divulgazione, approfondimento, sui temi del cibo sano. Do molte dritte per mangiare meglio, lasciando spazio alle domande delle persone e ai chiarimenti da parte dei produttori. Mi piace pensare che sia chi coltiva a spiegarci il prodotto, non la pubblicità e neppure il packaging.

Dal lato degli agricoltori, il valore principale è la catalizzazione di un pubblico crescente, sensibile alle tematiche della spesa sana e del bio. Ciò spinge le aziende a farsi mappare, nutrendo il servizio per il quale la gente mi consulta. Tra l’altro, l’iscrizione si esaurisce in pochi minuti ed è gratuita.

Cos’altro aggiungere, se non un grosso in bocca al lupo ad Antonella e alla sua attività, che porta avanti con grande impegno, ricco di passione ed entusiasmo!

 

Siamo abituati a fare la spesa in un certo modo, convinti che sia il più conveniente, l’unico. Ma ora sappiamo che non è affatto così! Ti sei mai recato presso aziende locali? Condividi l’intervista, se anche tu ritieni importante rientrare in contatto con la natura e premiare chi ce la porta in tavola!  🍊 🍋 🍎 🍐 🌽 😊

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