Disobbedienza ecologica

Ha fatto scalpore la legge italiana (123/2017) che vieta i sacchetti in plastica per determinati alimenti sfusi. Si dice sia imposta dall’UE e viene acclamata come una vittoria da alcuni ecologisti. Ma è davvero così? 🙄❔

Direttiva UE e legge italiana
Significato di «legge»
Disobbedienza civile
Un’esperienza personale

Buste ultraleggere biodegradabili

La direttiva UE e la legge italiana

Chiariamolo subito, la direttiva UE 2015/720 impone di ridurre l’inquinamento da sacchetti in plastica, ma non stabilisce quali strumenti adottare. Ai singoli Stati viene lasciata molta libertà d’azione. Com’è intervenuto il governo italiano?

Ha emanato una legge che fa un passo avanti e tre indietro. Pur sostituendo gli «shopper» con materiali meno nocivi, non sensibilizza alla riduzione dei rifiuti, incentiva l’usa e getta e ignora completamente i problemi collegati. (I guanti per «tastare» rimangono in plastica, le etichette col prezzo raramente sono compostabili…)

[Nota: i trattati di libero scambio rendono impossibile abbandonare la plastica. Infatti, TTIP, CETA (ecc.) obbligherebbero gli Stati che promuovono alternative a sborsare enormi risarcimenti, per aver posto «limiti al libero mercato».]

Siamo tutti d’accordo, sostituire materiali dannosi con altri biodegradabili è un piccolo passo nella giusta direzione. Tuttavia, l’«usa e getta» non è mai ecologico né sostenibile. Perché si consumano risorse naturali (aria, acqua, terreno, piante, energia…), si generano costantemente nuovi rifiuti e altri motivi (anche in inglese).

Il passo successivo è quello di riutilizzare borse per i propri acquisti (ancora meglio se in cotone o altre fibre naturali). Purtroppo, la legge vieta di portarsi da casa retine e contenitori per l’ortofrutta e alimenti sfusi, obbligando a usufruire dei sacchetti usa e getta.

Inutile girarci intorno, le scelte sono due: obbedire al divieto o ignorarlo a piè pari. Prima di addentrarci nel tema caldo, una breve riflessione sul significato di «legge».

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Il significato delle leggi

In generale, servono a regolare e migliorare la vita e la convivenza civile all’interno della società. Molte volte pongono limiti e vincoli da rispettare, per il bene comune, affinché non ci pestiamo i piedi o danneggiamo a vicenda.

Sono scritte e approvate da persone in carne e ossa, perciò sono soggette a errori e vizi, fa parte della natura umana. Nel corso dei secoli, siamo arrivati a sistemi legislativi che dovrebbero minimizzare l’influenza dei «vizi» ed essere al servizio della collettività. (Sì, c’è ancora strada da fare.)

Quindi, le leggi statali non sono divine, assolute, la Verità in Terra. Infatti, capita che alcune di esse danneggino la qualità della vita (o la convivenza civile o altri aspetti). «Legalità» non è sinonimo di «rispetto dei diritti e della vita umana»: dovrebbero viaggiare su binari paralleli, ma a volte si separano.

Per fortuna, la maggior parte delle leggi sono a nostro favore, ci tutelano, sono utili e non abbiamo motivi di trasgredirle. Ma se consideriamo la 123/2017, di motivi ce n’è. Infatti, possiamo fare molto meglio rispetto a quanto stabiliscono l’articolo 9-bis e la circolare ministeriale interpretativa.

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Disobbedienza civile nel ventunesimo secolo

Sono diverse le occasioni in cui ci chiediamo se sia giusto rispettare determinate leggi o meno. Allo stesso tempo, ci potrebbe assalire il dubbio: «chi sono io per giudicare quali regole seguire e quali no?»

Per fare chiarezza, basta un concetto chiave: ognuno è responsabile delle proprie azioni. In pratica, chi è abituato ad assumersi le proprie responsabilità e a rendersi conto delle proprie azioni, agisce in base al buon senso, al valore della vita, al rispetto reciproco e così via. Si comporta in un certo modo perché sente che è giusto così, non perché gli viene imposto.

Ovviamente, le leggi dello Stato conservano la loro importanza, perché non sempre il buon senso prevale. A volte c’è bisogno di argini e paletti (come testimoniano spiacevoli fatti di cronaca). Inoltre, per disobbedire a una legge, bisogna anche essere pronti ad assumersene le conseguenze.

Fortunatamente, il nostro obiettivo non è di commettere crimini, ma perseguire uno stile di vita più sano, ecologico e ricco di soddisfazioni. È un percorso lungo il quale è normale incontrare qualche ostacolo, in questo caso, rappresentato da una legge alquanto discutibile.

Essa obbliga a impiegare esclusivamente sacchetti biodegradabili «monouso» (presi dal supermercato o «dall’esterno»), per trasportare alimenti sfusi dal negozio fino a casa. Tale obbligo viene giustificato con ragioni di «igiene e sicurezza», due parole altisonanti che ci stanno molto a cuore.

Peccato che l’ortofrutta passi di mano in mano e di contenitore in contenitore, fino ad arrivare alle cassette in supermercato. L’unica persona obbligata a usare guanti e sacchetti monouso sei tu, che quella frutta e verdura la mangerai. (Da notare che, spingendo il carrello, i guanti si riempiono di germi.)

Perciò, le ragioni di igiene e sicurezza sono palesemente infondate. Tant’è che, in Paesi come la Svizzera, sono vendute retine in cellulosa riutilizzabili, per l’ortofrutta, legumi, cereali ecc.

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Un’esperienza personale

Nel frattempo, in un supermercato italiano particolarmente ligio alle regole…

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Un cliente arriva alla cassa con delle mele inserite in un sacchetto di cotone, insieme alle etichette incollate sulla lista della spesa.

Sacchetto riutilizzabile | Reusable bag

Cassiera: «Lo sai che non potresti fare così?»
Cliente: «Eh sì.»
Cassiera: «No, ma non per me, è per legge, è una legge che lo dice.»
Cliente: «Certo, ma se una legge mi dice di buttarmi da un ponte, io non mi butto.»
Cassiera: «No, ma io lo dico per te, se quando esci ti fermano, poi sono problemi tuoi.»
Cliente: «Esatto, sono problemi miei.»

Pausa, durante la quale il cliente si immagina due carabinieri mentre lo arrestano per «mancato uso di shopper biodegradabile».

Cliente: «Fortunatamente non hanno tempo di occuparsi di queste *cavolate*.»

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Uscendo dal supermercato, mi sono sentito un fuorilegge intento a trasportare illegalmente delle mele in un sacchetto di stoffa. In quel momento ho deciso di abbandonare completamente i sacchetti monouso. Sono arrivato a casa e ho subito ordinato un prezioso kit che, d’ora in avanti, mi accompagnerà durante gli acquisti.

Retine riutilizzabili | Reusable bags

[Retine in cotone certificato disponibili online su «Da zero» (per ora su Etsy, in futuro dirattemente sul sito web; chi abita nei pressi di Ferrara o Ancona può chiedere una consegna a domicilio). Sono un po’ più costose dei tradizionali sacchetti per la spesa, ma sono realizzate a mano in Italia, in maniera ecologica e con grande passione. Un prodotto destinato a dare belle soddisfazioni!]

 

E tu cosa pensi di questa chiassosa vicenda? Ritieni positivo sostituire la plastica con materiali usa e getta meno inquinanti o preferisci soluzioni più ecologiche e durature? Hai mai infranto la legge dal 1° gennaio 2018, trasformandoti in un criminale-ecologico? 💣 🛒 ♻️ 😁

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